Reclutamento, sfruttamento e sottomissione di braccianti in provincia di Latina

Reclutamento, sfruttamento e sottomissione di braccianti in provincia di Latina

Dalle prime ore di questa mattina gli agenti della Questura di Latina e del Commissariato di P.S. di Fondi hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari disposta dal GIP di Latina su richiesta della locale Procura nei confronti di due coniugi, alla misura cautelare del divieto di dimora nella provincia di Latina nei confronti di tre persone, indagati a vario titolo tra cui, l’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e per violazioni al testo unico sugli stranieri in materia di Lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato; contestualmente è stato eseguito il decreto di sequestro di due società agricole, attive nel settore ortofrutticolo e florovivaistico.

L’indagine, si è sviluppata tra i mesi di Ottobre e Novembre dello scorso anno grazie alla denuncia presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Latina di un lavoratore indiano, privo di permesso di soggiorno e di contratto di lavoro, il quale, costretto dalla necessità di sopravvivere nonché di mantenere in vita il suo stesso nucleo familiare, rimasto nel paese di origine, si sottometteva alle più svariate vessazioni in campo lavorativo e non, subendo in maniera fuori dal normale e inumana turni di lavoro massacranti e faticosi, anche notturni, senza alcun giorno di riposo e con una paga al dì sotto di quella dovutagli.

Il lavoro delle forze dell’ordine ha permesso di ricostruisce un collaudato sistema di reclutamento e sfruttamento di numerosi braccianti agricoli, italiani e stranieri, impiegati e utilizzati con modalità illecite all’esclusivo servizio delle due aziende. Le attività d’indagine e dalle dichiarazioni rilasciate dai lavoratori hanno fatto emergere un quadro allarmante di sfruttamento dei braccianti, con totale disinteresse e spregio, da parte dei titolari delle aziende, delle effettive condizioni lavorative e con rischio per la stessa incolumità dei lavoratori costretti a operare in ambienti completamente invasi dall’umidità e dal fango, in totale assenza di qualsivoglia presidio antinfortunistico.

Di assoluta evidenza dunque la condizione di sottomissione e di bisogno dei braccianti (extra comunitari e in alcuni casi clandestini) disposti a lavorare in condizioni disagevoli e totalmente ignari della normativa italiana a presidio dei loro diritti, oltre che evidentemente inconsapevoli del contenuto dei contratti di lavoro firmati.

Le indagini coordinate dalla Procura di Latina e condotte da personale della Squadra Mobile e dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico e del Commissariato di Fondi hanno fatto emergere anche un servizio di trasporto privato eseguito con automezzi della ditta stessa. I lavoratori stipati con grave pericolo per la loro incolumità venivano prelevati talvolta nei pressi delle loro abitazioni o più frequentemente in punti di raccolta ben precisi posti anche nei comuni limitrofi, per condurli prima nell’azienda principale e poi dividerli sui campi, sempre a mezzo degli stessi furgoni.

Una volta arrivati sul campo i braccianti svolgevano una giornata lavorativa fino a dieci ore, per 25/26 giorni al mese, la paga corrisposta era meno di 4 euro all’ora, senza alcuna copertura sanitaria, senza alcuna retribuzione aggiuntiva in caso di festività o riposo settimanale e senza presidi antinfortunistici e/o di sicurezza.

La successiva attività di osservazione presso le aziende agricole ubicate a Latina, permetteva di riscontrare la presenza di numerosi braccianti agricoli, manodopera rappresentata da cittadini italiani e stranieri, in prevalenza indiani, i quali, mediante furgoni o l’utilizzo di velocipedi o ciclomotori, giungevano in massa presso detta azienda a partire dalle ore 07.00 circa per poi uscirne alle successive ore 17.00 circa.

Alle iniziali dichiarazioni rese dal primo lavoratore indiano, si sono poi aggiunte nel corso delle indagini quelle di ulteriori lavoratori tutte univoche nel rappresentare un disarmante quadro di sfruttamento e una impossibilità di rinunciare al lavoro loro offerto per far fronte alle primarie esigenze di sostentamento.

Oltre ai due titolari delle aziende, emergono ulteriori due soggetti, indagati in concorso entrambi con funzioni di controllori che, seppur con posizioni marginali e indubbiamente condizionati, hanno agevolato il protrarsi della condizione di soggezione fisica e psicologica. I due personaggi venivano però riconosciuti dai lavoratori come coloro che erano soliti rivolgere loro minacce di licenziamento laddove avessero rallentato la produzione.

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