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Il “No” all’autonomia differenziata di Libera

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Il Presidio Libera Sud-pontino “Don Cesare Boschin” organizza sabato 23 settembre alle ore 18 a piazza Unità d’Italia, un’assemblea cittadina “Una e indivisibile, Autonomia differenziata: un attacco all’unità della Repubblica e all’uguaglianza dei diritti.

L’incontro si inserisce all’interno di una campagna di mobilitazione territoriale fatta di oltre 60 appuntamenti in tutto il Paese per contribuire alla riuscita della manifestazione che si terrà a Roma il prossimo 7 ottobre “La Via Maestra.  Insieme per la Costituzione“. Tra i promotori della manifestazione la Rete dei Numeri Pari, Libera e i Comitati contro ogni autonomia differenziata,  per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti.

Tra gli interventi che si alterneranno durante l’assemblea: Giuseppe De Marzo, responsabile per le politiche sociali di Libera; Elisa Sermarini, responsabile comunicazione della Rete Numeri Pari. 

L’importanza dell’assemblea risiede nella presenza di alcuni dei soggetti sociali che negli ultimi 5 anni hanno dato vita a una straordinaria opposizione “dal basso” al progetto eversivo dell’Autonomia differenziata che porterebbe alla disgregazione della Repubblica e alla declinazione dei diritti universali – sociali e civili – non più sulla base delle previsioni del comma 2 dell’art. 3 della Carta costituzionale, ma su privilegi territoriali e differenziazioni inique. Se la riforma passasse, la garanzia dei diritti sul territorio nazionale sarebbe persa, aumenterebbero ulteriormente le disuguaglianze, si renderebbe più incerto il diritto alla salute, al lavoro, alla mobilità, all’accesso ai servizi e all’ambiente. “Il ddl Calderoli – spiegano i promotori – realizzerebbe un’autonomia competitiva e non solidale, come disposto dall’art. 5 della Costituzione che costituisce, prima e dopo la scellerata riforma del Titolo V del 2001, l’unico pronunciamento fondamentale cui possa e debba ispirarsi il principio di autonomia. In questo modo si spaccherebbe la Repubblica, una e indivisibile, e rappresenterebbe una resa dello Stato immotivabile, aumentando le differenze e istituzionalizzando la povertà. E per la mafia sarebbe un vantaggio”.

“Per tutte queste ragioni – spiegano dal presidio Libera – sentiamo forte la responsabilità di rafforzare ancora di più il nostro impegno unitario per far sì che venga ritirato il ddl Calderoli e per costruire la partecipazione delle realtà sociali, sindacali, dei cittadini e delle cittadine alla manifestazione del 7 ottobre. Questa è la nostra priorità! Non per noi ma per tutte e tutti!”

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